Don Gaetano Tantalo

Tra gli oltre mille sacerdoti ex alunni del Seminario, uno in particolare merita una speciale attenzione essendo l’unico per il quale sia stato aperto un processo canonico di beatificazione. Si tratta del venerabile don Gaetano Tantalo, la cui vita – consumata nel breve volgere di 42 anni – è caratterizzata di eventi che ne documentano il patrimonio umano e cristiano di un’anima penitente, nello scorcio di uno dei periodi più complessi e controversi della storia.

 

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Infanzia

Gaetano Tantalo nasce il 3 febbraio 1905 a Villavallelonga, in provincia dell’Aquila, nella diocesi dei Marsi. I genitori Luciano e Maria Coccia lo battezzano il 12 dello stesso mese imponendogli, quale primogenito della famiglia, il nome del nonno paterno. Si tratta di una famiglia di pastori e di contadini, umile e semplice, povera ma numerosa; tanti fatti di estrema rilevanza, quali il terremoto di Avezzano del 1915, le due guerre mondiali, il nazifascismo e il passaggio dalla monarchia alla repubblica sono contenuti nell’arco della sua breve esistenza. Durante l’infanzia Gaetano pone in evidenza una originale condizione di spirito, mostra l’attaccamento alla terra natale, gode dell’amicizia dei compagni, è sensibile e attento alle cerimonie e ai festeggiamenti religiosi. Nel gioco non manca di commettere imprudenze e, a sei anni, cade in una fossa di calce viva, vi affonda, ma poi riesce a sottrarsi alla trappola mortale senza che le persone accorse, alquanto terrorizzate e capaci solo di gridare, possano arrecare il benché minimo aiuto. A scuola manifesta un precoce apprendimento nella scrittura e nella lettura, ma nella preparazione alla Cresima stupisce tutti per la formidabile memoria che gli faceva ricordare ogni principio e norma della dottrina cristiana; così, a soli sette anni, riceve dalle mani del vescovo dei Marsi, mons. Pio Marcello Bagnoli, il sacramento della cresima. Alle ore 7:55 di mercoledì 13 gennaio 1915 Gaetano è già entrato nella casa adattata a scuola vicino la sua abitazione, quando la terra trema paurosamente per venti secondi, causando la morte di trentamila persone. Il piccolo Gaetano è sommerso da un cumulo di macerie e, ancora vivo, sanguinante e con gli occhi fuori dalle orbite, viene estratto e trasportato di corsa in ospedale: è la sua salvezza.

Adolescenza e ordinazione

Dopo il terremoto incombe la prima guerra mondiale e il padre Luciano lascia la famiglia per servire la Patria, tornando dopo le operazioni belliche ma morendo qualche mese più tardi. La madre Maria, soprannominata Mariabella, rimasta vedova, con grande forza d’animo mantiene la famiglia di quattro figli, dopo che altri due erano morti nella prima infanzia. Nel novembre 1918 Gaetano entra nel Seminario minore diocesano, presso la sede provvisoria di Tagliacozzo, ed in seguito si era trasferito a frequentare il secondo ginnasio presso la nuova sede di Avezzano, appena edificata dopo il sisma del 1915, che aveva provocato la distruzione del Seminario di Pescina. Gli studi affinano le capacità di riflessione e di meditazione del giovane, mentre l’intelligenza ricerca le prime soluzioni ai misteri della fede cristiana e matura il comportamento solidale che connota la sua forte personalità, ad un tempo e senza contrasto, umana e critica. Con i compagni di studi e con gli amici manifesta un naturale portamento al sorriso e la grande disponibilità ad entrare nelle vicende umane di ciascuno, facendosi apprezzare per l’energia interiore della sua formazione spirituale e per il patrimonio del suo sapere che non esibisce in tutte le circostanze, ma soltanto all’occorrenza. Agli studi liceali segue la preparazione al sacerdozio nel Seminario regionale di Chieti, dove entra nel settembre del 1923. I germi di vocazione si consolidano con gli insegnamenti culturali e spirituali, ma trovano un sicuro fondamento nella indagine teologica. Il chierico Tantalo viene ricordato come un piccolo genio, modello di pietà e disciplina, grande estimatore dei suoi docenti. Alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale prega Cristo di rivestirlo con le sue virtù e l’11 giugno del 1930 fa la domanda di ammissione agli ordini minori e maggiori, con un passo definitivo di rinuncia al mondo e di accettazione incondizionata del servizio religioso. Il 10 agosto 1930 giunge l’ora tanto attesa e, pieno di emozione, viene ordinato sacerdote dal vescovo Bagnoli nella chiesa parrocchiale di San Giovanni in Avezzano. Scrive sull’immaginetta in memoria della sua ordinazione: «Accipe, aeterne Pater, tamquam immensi tui amoris victimam, hunc sacerdotem tuum qui Filii tui pretiosum Corpus et Sanguinem recipit. Eum exue se atque a se ipso solve totaque indue Bonitate tua et nodo alliga ad te, qui numquam expediatur, ut in Ecclesiae horto odorifera sit arbos».

 

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Vita presbiterale

Dapprima chiamato ad assolvere le funzioni di vicerettore e padre spirituale del Seminario diocesano fino al giugno del 1933, viene poi nominato coadiutore della parrocchia di San Giovanni ad Avezzano fino al luglio 1936. Nel 1935 è chiamato per un breve periodo a sostituire il parroco di Villa San Sebastiano, dove si rende protagonista di una svolta rivoluzionaria, certamente nuova, nei rapporti tra i cattolici e la locale comunità protestante. Don Gaetano considera fratelli sia i protestanti che gli ebrei, e i relativi episodi, di cui si è reso interprete, documentano lo spirito di cristiana fratellanza, in attuazione, ante litteram, del messaggio del concilio ecumenico Vaticano II. In quegli anni viene anche chiamato a svolgere il servizio religioso presso la parrocchia di Antrosano. Al fratello Pasquale che gli chiede consiglio, volendo seguire anche lui la strada del sacerdozio, risponde decisamente che il prete è preta, cioè un sasso, un uomo di carattere e poi un santo; sicché Pasquale, seppure ammonito, promette il massimo impegno, segue gli studi teologici e diviene sacerdote. A causa della sua vita di penitenza – si riteneva sempre insoddisfatto nel desiderio di avvicinarsi il più possibile al modello di Cristo – ed il suo precario stato di salute viene nominato parroco di San Pietro a Tagliacozzo, dove si reca fin dal 1936. Nella cura delle anime, egli riserva un grande amore ai bambini che chiama con candore «fiorellini di neve». Anche i poveri sono al centro delle sue attenzioni e con essi fraternizza al punto da essere il povero fra i poveri, donando ogni cosa di cui potesse disporre e accettando quel che il povero ricambiava senza per questo umiliarlo. Con il freddo cede il cappotto, lungo la strada dona le scarpe e rinuncia al cibo, sul basto del mulo non chiede coperte, da Tagliacozzo a Villavallelonga percorre la strada a piedi, spesso scalzo e sulla neve; è una continua sofferenza e una ricerca di privazioni che quell’anima assetata di Cristo imponeva al suo corpo.

Seconda guerra mondiale

Anche le vicende di una famiglia ebraica si legano al parroco di Tagliacozzo e rivelano un don Gaetano incurante della politica antisemita del governo fascista e degli ordini di persecuzione emanati dalle autorità naziste. La famiglia Orvieto-Pacifici di Roma era solita trascorrere a Magliano dei Marsi i periodi estivi e intratteneva cordiali colloqui con il parroco del luogo. Per suo tramite, appunto, avevano avuto modo di conoscere don Gaetano, di cui tanto bene avevano sentito dire, e con lui avviano anche rapporti epistolari che si concludono con saluti ebraici. Nei giorni che precedono la retata nazista del 16 ottobre 1943 a Roma, i componenti della famiglia Orvieto-Pacifici sono in fuga sui monti dell’Abruzzo, ma non possono rifugiarsi a Magliano per la presenza nel luogo di un comando tedesco. Così, l’11 ottobre bussano alla porta di don Gaetano, che accoglie i sette amici nascondendoli per nove mesi, festeggiando con loro la pasqua ebraica e conservando gelosamente un pezzetto di azzima, il cibo ebraico per questa festività. A Tagliacozzo e Villavallelonga don Gaetano è protagonista di due episodi simili, quando a seguito di due differenti rappresaglie naziste si offre volontariamente chiedendo di essere fucilato lui al posto dei responsabili delle azioni, purché si lascino liberi gli innocenti ostaggi. In entrambi i casi l’esecuzione non viene compiuta e lui fu liberato insieme agli altri.

 

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Termine della vita

Al termine della guerra don Gaetano ha il fisico gravemente debilitato tanto che si ammala di broncopolmonite. La famiglia Orvieto-Pacifici, riconoscente, lo obbliga a stare presso la loro abitazione a Roma e poi in clinica, ma i miglioramenti sono più apparenti che reali. Nell’estate del 1947 don Gaetano trascorre un breve periodo a Villavallelonga, poi torna a Tagliacozzo, ma le sue condizioni si aggravano rapidamente e nelle prime ore del 13 novembre di quell’anno giunge la sua santa morte. Dopo i funerali nella chiesa di San Pietro a Tagliacozzo viene sepolto a Villavallelonga, nel cimitero comunale, come era nella sua volontà, e sulla sepoltura è posta una croce di legno con su scritto semplicemente «M. 13-11-47 DON G.T.»; ma tutto il paese natale e gli abitanti dei centri della Marsica gli rendono onore come se fosse la festività del Corpus Domini, avverandosi il detto di Gesù: «Chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). La tomba diviene mèta di pellegrinaggi spirituali e il 24 agosto 1958 si procede alla riesumazione della salma, per collocarla nella cappella Tantalo; per l’occasione molti conservano come preziosa reliquia le gocce del sangue fuoriuscite dal feretro e gli stessi residui lignei, mentre altri assicurano di aver visto sbocciare delle rose sul punto della fossa dove poggiava la testa di don Gaetano. Il 3 settembre 1980 le sue spoglie mortali vengono riposte in un sarcofago di marmo pregiato nella parrocchia dei Santi Leucio e Nicola di Villavallelonga.

Processo canonico

La vita di don Gaetano è fortemente ispirata dal Cristo, nella continua ricerca di «una vita conforme a quella di Gesù» (05/08/1930), in cui «l’ideale è quello di trasformarsi in Gesù» (07/02/1930). All’avvilimento per non aver trovato equilibrio tra la vocazione e le preoccupazioni esterne (01/03/1934) risponde con la preghiera, il suo unico sostegno (11/02/1946). I poli opposti sono marcati: «nessuna gioia è perfetta quaggiù» (25/08/1940); «ogni dolore va considerato alla luce della misericordia divina» (09/05/1930). In alcune lettere assume la figura di guida spirituale, ricordando ai suoi fedeli: «non siete cristiani per vivere un giorno di esilio nel deserto della terra, ma per ritrovarci tutti insieme nell’eterna pace della patria celeste» (07/1937). Don Gaetano Tantalo è dichiarato Servo di Dio sulla base delle virtù eroiche, e sotto il Vescovo dei Marsi, mons. Biagio Vittorio Terrinoni, inizia il processo di beatificazione. Il 15 marzo 1980 il papa san Giovanni Paolo II ha confermato, con un decreto nihil obstat della Congregazione per le cause dei Santi, l’avvio del processo di cognizione per la beatificazione e canonizzazione del servo di Dio della Diocesi dei Marsi. Anche da parte della famiglia Orvieto-Pacifici si è intrapresa l’iniziativa di accendere una lampada in onore di don Gaetano nello Yad Vashem di Gerusalemme e a lui è stata attribuita una medaglia dei giusti, consegnata ai parenti. Il 7 marzo 1982 è stato piantato un albero in sua memoria nel Viale dei Giusti di Gerusalemme. Infine, il 6 aprile 1995 la Congregazione per le cause dei Santi ha emesso il Decretum super virtutibus in cui si dichiara in modo solenne: «Constare de virtutibus theologalibus fide, spe et caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus prudentia, iustitia, temperantia et fortitudine, eisque adnexis, in gradu heroico, Servi Dei Caietani Tantalo, sacerdotis dioecesani, parochi ecclesiae Sancti Petri Martyris loci Tagliacozzo, in casu et ad effectum de quo agitur». Da allora don Gaetano ha il titolo di Venerabile.

 

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