19 Dicembre 2017: Festa di San Berardo patrono della città di Teramo e della diocesi Teramo-Atri

FESTA DEL PATRONO/ 900 ANNI DALLA VENUTA DI SAN BERARDO DA TERAMO. FESTA E CHIUSURA DELL’ANNO “BERARDIANO” AD OPERA DI S.E. ARCIVESCOVO MICHELE SECCIA

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 Oggi si chiude un anno in cui, parafrasando le parole dell'ex vescovo di Teramo-Atri S.E. Michele Seccia rilasciate proprio un anno fa, ci si è lasciati guidare da San Berardo per nuovi stimoli pastorali di evangelizzazione e slancio missionario. E non solo dimensioni legate alla vita religiosa. Anzitutto perché, oltre ad essere il “patrono” o protettore della Città di Teramo, Berardo è anche protettore di tutta la Diocesi di Teramo-Atri, come stabilito nel Decreto circa le nuove configurazione delle Diocesi in Italia, emanato il 30 settembre 1986. Ora, il Santo Patrono non è una statua, un simbolo, una devozione semplicemente legata al passato, visto che sono già trascorsi nove secoli dalla sua presenza a Teramo! Il “Santo Patrono”, pur legato al suo tempo, alla sua identità è un punto di riferimento, un modello di vita e di santità per tutta la Diocesi, una tutela per tutta la circoscrizione ecclesiastica. In secondo luogo, la vita di San Berardo, come riportato sotto, ha conosciuto diverse situazioni, decisioni e cambiamenti, anche radicali, che ci aiutano a riflettere molto sulle nostre scelte e le situazioni familiari, sociali, politiche, culturali, religiose, vocazionali. Non possiamo, inoltre, dimenticare che il contesto storico del tempo, vedeva il Vescovo quale autorità morale e civile, nel governo della città. In tempi di facile conflittualità sia interna, dovuta alle rivalità tra le famiglie potenti, sia esterna, per le mire espansioniste territoriali che vedevano accese rivalità tra Comuni o territori ben circoscritti non distanti tra loro.
Secondo alcuni, Berardo di Pagliara sarebbe troppo lontano nel tempo, vissuto in contesti ben diversi dai tempi attuali, con una scelta di vita nell’ordine benedettino ed eremitico che, pur comprensibile allora, non avrebbe molto da insegnare oggi a causa della diffusa non comprensione della vita ascetica. Se questa opinione sembra trovare qualche consenso, mi limito a ribadire che l’essere umano, la persona pur essendo in qualche modo condizionata dal tempo in cui vive, è pur sempre un essere pensante,  capace di operare scelte precise, di esprimere attraverso atti di volontà quale corso dare alla propria vita, quali impegni assumere e cosa ritiene essere prioritario, pronto a discernere tra situazione del passato ed esigenze del presente  … insomma se è vero che il tempo trascorre veloce e che le distanze storiche hanno la loro incidenza, è altrettanto vero constatare perché e come ogni persona che lascia una traccia profonda nella storia, ha ancora  oggi qualcosa da dire, da insegnare … in ogni campo.
Allora, riscopriamo insieme cosa ha da dire, proporre insegnare, testimoniare a noi tutti preti e laici, famiglie e gruppi sociali, il nostro Patrono San Berardo!

Cenni della vita di SAN BERARDO dei Conti di Pagliara.

Siamo agli inizi del XII secolo, in una località ben identificata ancora oggi tra i monti del Gran Sasso, una famiglia di nobile lignaggio e radicata nella fede cristiana. Pur tra alcune incertezze storiografiche, è accertato che la nobile coppia ha generato almeno tre figli, Rainaldo, Berardo e Colomba. Berardo e Colomba, noti alla devozione della nostra gente. Seguiamo Berardo nel suo percorso di vita caratterizzato da quattro periodi scanditi da eventi o decisioni significative!

Il luogo natio e la famiglia: la bellezza del creato e la religiosità della “chiesa domestica” (LG 11). I genitori, non conosciamo i nomi ma è notorio che il padre era il conte che, dalla residenza di Pretara, comandava sulla Valle Siciliana. La nobile famiglia vive una condizione sociale di benessere, coltiva e trasmette la ricchezza della fede, ai figli, accolti come dono dal cielo, battezzati ed educati secondo la tradizione cristiana molto viva in casa. Ebbene, Berardo, deve aver respirato così profondamente la fede tra le mura domestiche e nelle relazioni parentali, ha frequentato le comunità presenti nel territorio circostante da essere attratto ad una vita spirituale e di raccoglimento, sino a poter discernere una chiamata personale e intima, inizio della “vocazione” che maturerà con scelte ben precise. E tale è stata questa prima esperienza spirituale se ancora giovane ventenne, lascia al fratello la cura dei beni e decide di seguire la vita ascetica e monacale dei benedettini, presenti anche nel territorio circostante, come l’Abbazia di San Salvatore in Castelli e San Giovanni ad Insulam, con annesso monastero.
La scelta del monachesimo. La fama di San Benedetto e dell’Ora et labora, si é diffusa da qualche secolo nel territorio italico del tempo. E il nostro Berardo non esita a recarsi a Montecassino dove é introdotto alla vita monastica sotto la guida dell’Abate e della Regola del monastero, riferimenti fondamentale per lo stile di vita già familiare a Berardo, diventato ben presto modello per gli altri monaci e, successivamente, ordinato presbitero per la sua formazione spirituale e culturale, secondo quanto richiesto dallo stesso Abate. L’esperienza della vita nella sede della prima comunità benedettina, dopo aver plasmato ed entusiasmato Berardo nello spirito e nelle virtù,  lo coinvolge a tal punto da desiderare ed aspirare una maggiore radicalità. Montecassino, infatti, é diventato ormai meta di tanti visitatori e aspiranti monaci, da essere dispersivo per il raccoglimento e rendere non proprio realizzabile il Nihil amori Christi praeponere. Berardo non esita a chiedere l’autorizzazione a trasferirsi in un altro monastero, dove poter trovare un maggiore raccoglimento, meno distrazioni, più rigore e dedizione all’ideale monastico che ha sognato e sperimentato.
Fossacia: la scelta ascetica ed eremitica. E siamo  alla terza tappa del percorso umano e spirituale di Berardo: dopo la famiglia e la prima esperienza di vita monastica, eccolo nell’eremo benedettino di San Giovanni in Venere per darsi alla vita eremitica nel nascondimento di un luogo remoto e non ancora molto frequentato. Un luogo di isolamento e di ascesi da dove la sua fama, invece di cadere in oblio, continua a diffondersi oltre ben oltre le mura del cenobio. Venuto a mancare Uberto, Vescovo di Teramo, secondo la prassi del tempo, il clero e il popolo della Diocesi aprutina, scelgono Berardo come successore di Uberto, ed una delegazione del Capitolo Aprutino é inviata a consultare Berardo in monastero, forti della decisione unanime manifestata dal clero e dal popolo. Si narra di una grande resistenza opposta da Berardo per tale designazione, al punto da rimettere la decisione  all’approvazione del Pontefice Pasquale II. Infine, Berardo chiede di consultare la sorella Colomba e la raggiunge nell’eremo dove si era ritirata per una vita austera. È l’ultimo incontro con la sorella che lo convince a non opporsi alla volontà di Dio, come si é manifestata nella scelta del Capitolo Apruntino, del Clero, del popolo,  e del Papa.
Berardo Vescovo di Teramo. Inizia così la quarta fase della vita di Berardo di Pagliara. Non si conosce né il giorno né il mese in cui  il monaco benedettino, sia arrivato a Teramo, proveniente  dal monastero di San Giovanni in Venere, per svolgere il ministero di Vescovo nella  Diocesi Aprutina, ma si può ritenere  con certezza che era l’anno 1116.
Infatti nel Cartulario della Chiesa Teramana, in un codice in pergamena del secolo XII, sono riportati sei atti giuridici compiuti dal Vescovo Berardo dal 1116 al 1122, periodo in cui egli fu Vescovo di Teramo. Tra questi atti ve ne sono due compiuti dal Vescovo Berardo nel 1116. Il primo riguarda la donazione del castello di Caprafico effettuata a favore  del Vescovo Berardo  come è attestato dalla espressione “Berardo electo episcopo aprutino”. Il secondo,sempre del 1116, si riferisce alla cessione dei diritti feudali sul  castello di Luco da parte del Conte Aprutino  Attone a Berardo, che costui aveva acquistato da Rainaldo, fratello  di Berardo che intervenne come  Vescovo (Berardo episcopo aprutino), già nel pieno esercizio della sua giurisdizione.
Sulla base di questi due documenti si può ritenere che il monaco Berardo abbia dato inizio al suo servizio di Vescovo di Teramo entro l’anno 1116.
Nel 2016, si compie il IX secolo [1116+900] dall’arrivo di Berardo nella diocesi di Teramo per svolgervi la sua missione di Vescovo. D’intesa con il Clero e gli organismi di partecipazione e consultazione, vista la coincidenza con il Giubileo straordinario della Misericordia e non potendo riferirci ad una data certa dell’inizio del ministero episcopale di San Berardo si è indetto un “Anno Berardiano” dal 19 dicembre 2016 al 19 dicembre 2017.
Il Patrono o Santo Protettore della Città e dell’intera Diocesi ha una peculiare importanza nella vita e nella storia di un popolo ed è quanto mai necessario non perderne la memoria, riscoprire i valori spirituali, morali e sociali che il Patrono ha testimoniato ieri, come patrimonio da valorizzare per il bene comune e il progresso della comunità che lo venera e a Lui continua ad affidarsi.