IL PROF. STANGHELLINI INAUGURA IL NUOVO ANNO ACCADEMICO

STANGHELLINI

Una prolusione sul tema “Identità, alterità e cura”

In occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico 2019/2020 dell’Istituto Teologico Abruzzese-Molisano “Pianum”, alla presenza degli arcivescovi Bruno Forte ed Emidio Cipollone, dei Vescovi Claudio Palumbo e Camillo Cibotti, dei superiori del Seminario Regionale, dei docenti dell’Istituto, dei seminaristi studenti e di tutti gli altri presenti, è stata tenuta una conferenza da parte del dott. Giovanni Stanghellini, professore di II fascia di Psicologia Dinamica presso l’Università “G. d’Annunzio” di Chieti e docente presso le Scuole di Specializzazione in Psichiatria delle Università di Firenze, Siena e Ferrara. Il tema, che accompagnerà il ciclo di conferenze delll’Istituto Teologico per tutto l’anno, è “Identità, alterità e cura”, temi trattati nelle varie sfumature e prospettive pedagogiche, sociologiche, filosofiche e teologiche. 

Il professore Stanghellini ha proposto un lettura del concetto di cura nelle forme di ferita e riconoscimento, identità e alterità, e lo ha fatto analizzando anzitutto alcune figure mitologiche. La prima, quella di Ulisse, la cui ferita fisica gli serve per essere riconosciuto dalla sua nutrice, la sola che conosce il suo trascorso e che può ricollegare la ferita al suo proprietario. Le seconde figure mitologiche sono quelle di Oreste ed Elettra, fratelli e figli di Agamennone, i quali si riconoscono a vicenda nell’essere accomunati dalla stessa ferita psichica ed emotiva della perdita del padre. Infine, è stata presentata la ferita fisica, orrenda e putrescente, di Filottete, la quale non impedisce però al giovane Neottolemo di disobbedire al comando ricevuto da Ulisse e di riconoscere e accogliere il guerriero ferito, anche a costo di fallire nell’impresa di guerra. Infine, tra fede e perdono divino, attraverso la raffigurazione del Caravaggio, è stata presentata la figura dell’apostolo Tommaso, colui che più di tutti era alla ricerca di una ferita, quella di Gesù che morendo ha fatto sue le nostre ferite, del corpo e dello spirito, per riconoscerci come fratelli e figli e accoglierci nella massima pienezza e perfezione.

ADO